Alla ricerca di Satoshi: perché l’ultimo tentativo di smascherare il creatore di Bitcoin fallisce

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L’identità di Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo del creatore di Bitcoin, rimane uno dei più grandi misteri dell’era digitale. Questa non è semplicemente una questione di curiosità storica; è una questione di immensa posta in gioco finanziaria. Se Satoshi è ancora vivo, probabilmente controllano circa 68 miliardi di dollari di Bitcoin.

Recentemente, un’indagine di alto profilo condotta dal New York Times ha tentato di risolvere questo enigma vecchio di dieci anni, puntando il dito contro l’esperto di crittografia britannico Adam Back. Tuttavia, le affermazioni sono state accolte con ferme smentite e scetticismo da parte della comunità cripto.

L’accusa: intelligenza artificiale e linguaggio del corpo

L’indagine, condotta dal famoso giornalista John Carreyrou, famoso per aver denunciato la frode di Theranos, suggerisce che Adam Back sia la persona dietro lo pseudonimo di Satoshi. Il caso contro Back si basa su due pilastri principali:

  • Modelli linguistici: Utilizzando l’intelligenza artificiale per analizzare le prime mailing list di crittografia, l’indagine ha rilevato che sia Satoshi che Back condividevano un vocabolario simile e un’abitudine specifica di abusare delle parole “è” e “è”.
  • Analisi comportamentale: Carreyrou suggerisce che il linguaggio del corpo di Back in un recente documentario della HBO riguardante l’identità di Satoshi ha sollevato sospetti.

La difesa: bias cognitivi e allucinazioni dell’intelligenza artificiale

Adam Back ha risposto a queste affermazioni con un calmo licenziamento, sostenendo che l’indagine ignora le sfumature del comportamento umano e della tecnologia.

Back sostiene che le somiglianze linguistiche sono il risultato di “pregiudizi cognitivi”. Essendo un veterano nel campo della crittografia, è naturale che il suo stile di post si sovrapponga a quello di Satoshi, dato che stavano discutendo degli stessi argomenti altamente specializzati. Inoltre, evidenzia un difetto critico nella metodologia dell’indagine: la tendenza intrinseca dell’AI ad “allucinare” o a trovare schemi dove in realtà non ne esistono.

Affrontando l’aspetto finanziario, Back non ha espresso alcun rammarico per non aver estratto Bitcoin nel 2009, sottolineando che “il senno di poi è sempre 20:20”. Ancora più importante, sostiene che il mistero è effettivamente benefico per l’ecosistema.

“Non so nemmeno chi sia Satoshi,” affermò Back. “Penso che sia positivo per Bitcoin che sia così, poiché aiuta Bitcoin a essere visto come una nuova classe di asset, la merce digitale matematicamente scarsa.”

Perché l’anonimato è importante per Bitcoin

La ricerca per smascherare Satoshi è un tema ricorrente nel mondo delle criptovalute, spesso alimentato da “truffatori” o registi di documentari in cerca di una svolta. Tuttavia, esiste una ragione strutturale per cui l’anonimato di Satoshi è vitale per il successo di Bitcoin.

Se una singola persona fosse identificata come creatore, Bitcoin potrebbe essere percepito come un progetto centralizzato controllato da un individuo. Rimanendo anonimo, Satoshi ha permesso a Bitcoin di funzionare come una rete decentralizzata. Questo anonimato rafforza l’idea che Bitcoin sia un protocollo matematico neutrale piuttosto che un prodotto di proprietà di una persona o di un’azienda.

Come Back ha riassunto in un post recente: “Siamo tutti Satoshi.”


Conclusione
Mentre i giornalisti investigativi continuano a dare la caccia al creatore di Bitcoin, l’identità di Satoshi Nakamoto rimane non dimostrata. In definitiva, la mancanza di una figura centrale serve a rafforzare lo status di Bitcoin come asset digitale veramente decentralizzato e matematicamente scarso.