Un recente esperimento televisivo britannico, che ha contrapposto i professionisti umani ai rivali dell’intelligenza artificiale, ha sottolineato le crescenti ansie nei confronti dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sull’occupazione. Il documentario Dispatches di Channel 4, “Will AI Take My Job?”, presentava un presentatore di intelligenza artificiale deepfake, una novità che ha messo in ombra le domande fondamentali sollevate. Sebbene la trovata abbia attirato l’attenzione, alla fine non è riuscita a fornire risposte significative su come le società dovrebbero prepararsi alla potenziale disoccupazione di massa.
L’esperimento: esseri umani contro macchine
Il documentario ha sfidato un medico, un avvocato, un fotografo e un compositore contro i sistemi di intelligenza artificiale in compiti progettati per imitare aspetti del loro lavoro. Com’era prevedibile, l’intelligenza artificiale ha lottato con le complesse complessità del mondo reale. La controparte basata sull’intelligenza artificiale del medico poteva suggerire diagnosi, ma non aveva le capacità di esame fisico per valutare i livelli di dolore; il presentatore AI, sebbene visivamente convincente, non è stato in grado di condurre interviste autentiche o creare narrazioni avvincenti.
Solo il fotografo ha “perso” la sfida, ma anche questo risultato è stato complicato dal fatto che il successo dell’intelligenza artificiale dipendeva dalle decisioni creative degli operatori umani. Ciò evidenzia un punto cruciale: l’attuale IA non è ancora autonoma nelle professioni ad alta qualificazione; aumenta, anziché sostituire, le capacità umane.
Il quadro più ampio: intelligenza artificiale e spostamento dei posti di lavoro
L’esperimento ha messo in luce il disagio che i lavoratori provano quando si confrontano con l’invasione dell’intelligenza artificiale sui loro mezzi di sussistenza. Il documentario ha sollevato interrogativi cruciali sullo spostamento dei posti di lavoro causato dall’intelligenza artificiale – una preoccupazione condivisa da una parte significativa della popolazione – ma poi non è riuscito a esplorare possibili soluzioni.
La risposta del governo britannico, sostenendo programmi di riqualificazione guidati da aziende tecnologiche, è stata liquidata come ingenua. La realtà è che le aziende tecnologiche danno priorità ai profitti rispetto alle persone, dimostrando costantemente la volontà di licenziare spietatamente i lavoratori alla ricerca dell’efficienza. Affidarsi a loro per salvaguardare l’occupazione sembra una scommessa pericolosa.
Il più grande difetto del documentario è stata la sua riluttanza a contestare la dichiarazione del governo o a offrire alternative concrete.
Il percorso da seguire: reti di sicurezza sociale e volontà politica
Gli esperti del programma, tra cui Adam Cantwell-Corn del Trade Unions Congress, hanno sottolineato la necessità di un solido sistema di sicurezza sociale per assorbire la potenziale disoccupazione. Tuttavia, ciò richiede volontà politica, qualcosa che attualmente manca, poiché le amministrazioni che si sono succedute hanno smantellato le reti di sicurezza sociale nel corso di decenni.
La domanda rimane: perché i governi non si stanno preparando in modo proattivo per una potenziale crisi occupazionale? La risposta potrebbe risiedere nella prospettiva sgradevole di ricostruire da zero quelle reti di sicurezza. È molto più semplice trasferire la responsabilità alle aziende tecnologiche che trarranno maggiori benefici dall’interruzione.
In conclusione, l’esperimento Dispatches è servito a ricordare fortemente la crescente presenza dell’intelligenza artificiale nella forza lavoro. Ma ha anche sottolineato l’urgente necessità che i governi affrontino le difficili questioni relative alla sicurezza del lavoro, alle reti di sicurezza sociale e al ruolo delle aziende nel garantire una transizione giusta. Senza un’azione decisiva, il futuro del lavoro rischia di lasciare indietro milioni di persone.
















































